ambito sportivo

Nello sport, chi guida è l'allenatore, l'istruttore, il preparatore. Chi è guidato è l'atleta, il ragazzo, la squadra.

È l'ambito della prestazione, e questo lo rende particolare. Migliorare, gareggiare, vincere è il cuore dello sport. Ma quando il risultato diventa l'unica misura, l'atleta smette di crescere come persona, e spesso anche come atleta.

Un atleta dà il meglio quando si sente al sicuro.

Le fatiche di chi allena

Chi allena conosce fatiche che vanno oltre la tecnica.

C'è l'atleta che si blocca sotto pressione, quello che in allenamento vola e in gara si spegne. C'è l'errore vissuto come un fallimento, il ragazzo terrorizzato di sbagliare che smette di rischiare. E c'è l'atleta che non migliora, fermo a un plateau che l'allenamento da solo non sblocca.

C'è la motivazione che cala, i ragazzi che perdono interesse e a un certo punto mollano. E c'è il gruppo da tenere insieme: personalità diverse, titolari e riserve, gli equilibri dello spogliatoio.

E ci sono le fatiche di chi allena. Le proprie reazioni che, dopo una sconfitta o un errore, rischiano di scaricarsi sugli atleti. E la pressione al risultato, quella della società e dei genitori, che spinge a vincere subito e mette in tensione il tempo di cui un atleta ha bisogno per crescere.

Come Wa.R.M. risponde

Wa.R.M.™ offre competenze concrete: cose che chi allena impara a fare, e che cambiano l'esperienza di chi si allena, e i suoi risultati.

Imparare a leggere quello che accade sotto la prestazione.
Riconoscere che l'atleta che si blocca in gara non ha un problema tecnico ma si sta difendendo da una tensione, che chi sta perdendo motivazione si è disconnesso molto prima di mollare, che un plateau che l'allenamento non spiega spesso nasconde un atleta che ha smesso di sentirsi visto. È questa lettura che dice dove intervenire davvero.

Imparare a costruire le condizioni in cui un atleta rende.
Un clima in cui l'errore è parte dell'allenamento e non una colpa: è lì che chi era terrorizzato di sbagliare torna a rischiare. E un clima sicuro per tutto il gruppo, in cui titolari e riserve, personalità diverse, trovano ciascuno il proprio posto senza che il più fragile si perda.

Imparare a riconoscere e regolare il proprio stato.
Accorgersi della frustrazione dopo una sconfitta, della tensione che sale, della pressione al risultato che arriva dalla società e dai genitori, prima che si scarichino sull'atleta sotto forma di urla o di fretta. Lo stato dell'allenatore arriva alla squadra prima delle sue parole.

“Alleno una squadra giovanile da otto anni, e pensavo che il mio compito fosse soprattutto far rendere i ragazzi. Quello che è cambiato è che ho smesso di reagire agli errori durante la partita, e ho cominciato a guardare come arrivavano al campo. Uno dei più talentuosi stava per smettere: non era svogliato, si sentiva sotto esame. Non vinciamo più di prima, almeno non sempre. Ma non ho più perso un ragazzo per quel motivo.”

Davide, allenatore settore giovanile

Imparare il metodo

Le competenze di cui parla questa pagina si costruiscono attraverso un percorso: leggere quello che accade sotto la prestazione, costruire le condizioni in cui un atleta rende davvero, riconoscere e regolare il proprio stato. È quello che offre la Scuola Wa.R.M.™, il percorso formativo per chi guida.