ambito educativo
Nella relazione educativa, chi guida è l'insegnante, l'educatore, il tutor. Chi è guidato è il bambino, il ragazzo, e spesso un intero gruppo: la classe.
È un contesto particolare. Qui si insegna mentre si tengono insieme molti, con storie e bisogni diversi. E ciò che è davvero in gioco non è solo il programma da svolgere: è la persona che cresce mentre impara.
Quello che un insegnante è conta quanto ciò che insegna.
Le fatiche di chi insegna
Chi insegna conosce alcune fatiche che raramente trovano spazio per essere dette.
C'è il sapere che non si fissa: si spiega, si verifica, e dopo poco sembra svanito. Si ricomincia, e di nuovo qualcosa si perde per strada. C'è la fatica di tenere viva la motivazione, di fronte a ragazzi che si spengono, che sembrano altrove, che “non hanno voglia” e non si sa più come riavvicinare. E c'è l'ansia che blocca: bambini che alla verifica si irrigidiscono, che temono l'errore, che si sentono inadeguati prima ancora di provarci.
C'è poi il comportamento che sfida: l'alunno che disturba, si oppone, provoca. E la tentazione, comprensibile, di reagire, di irrigidirsi, di trasformare la relazione in un braccio di ferro.
E c'è la fatica di chi insegna, e basta. Le classi numerose, il poco riconoscimento, la sensazione di svuotarsi giorno dopo giorno. L'entusiasmo degli inizi che, sotto il peso, rischia di spegnersi.
Come Wa.R.M. risponde
Wa.R.M.™ offre competenze concrete: cose che chi insegna impara a fare, e che cambiano ciò che accade in classe.
Imparare a leggere quello che accade sotto la superficie.
Riconoscere quando un ragazzo si è disconnesso e quando è soltanto silenzioso, quando un comportamento che disturba è in realtà un segnale di disagio, quando l'ansia sta bloccando l'apprendimento invece di stimolarlo. È questa lettura che permette di riavvicinare chi si è spento, e di rispondere a un comportamento difficile senza trasformarlo in uno scontro.
Imparare a costruire le condizioni in cui si impara davvero.
Creare un clima di sicurezza e calore in cui sbagliare è possibile, e in cui quindi diventa possibile anche imparare. È la differenza tra un sapere che si fissa e uno che svanisce dopo la verifica: ciò che si apprende sentendosi al sicuro si radica, ciò che si apprende nella paura si dimentica.
Imparare a riconoscere e regolare il proprio stato interno.
Accorgersi della propria stanchezza, della propria tensione, della reattività che sale di fronte a una provocazione, prima che entrino in classe. Perché lo stato interno dell'insegnante arriva ai ragazzi prima delle sue parole, e chi sa prendersi cura di sé resta presente più a lungo.
“All'inizio pensavo fosse l'ennesimo corso che ti dice di mettere lo studente al centro. Insegno alle medie da quindici anni, di teoria ne ho sentita tanta. La differenza è che ho smesso di chiedermi solo cosa spiegare, e ho cominciato a guardare come stavano i ragazzi mentre lo spiegavo. Non è cambiato tutto, certe mattine la classe resta un campo di battaglia. Ma adesso mi accorgo prima di quando li sto perdendo, e questo mi ha tolto un peso che non sapevo nemmeno di portare.”
Elvira, docente
Imparare il metodo
Le competenze di cui parla questa pagina si costruiscono attraverso un percorso: leggere quello che accade in classe, creare le condizioni in cui si impara davvero, riconoscere e regolare il proprio stato interno. È quello che offre la Scuola Wa.R.M.™, il percorso formativo per chi guida.

